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introduzione
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FIG.1
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Per
addominoplastica s'intende il “restauro chirurgico”
della parete addominale. Si tratta infatti di un intervento
che permette di eliminare il mantello cutaneo addominale in
eccesso e di compattare lo strato muscolare sottostante. Una
procedura che trova la sua massima indicazione al termine di
importanti perdite di peso, dopo una o più gravidanze, etc.
E’ anche possibile “sgrassare” contestualmente un addome
ancora troppo pingue ed in questi casi si parla di
lipoaddominoplastica.
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in
breve
Procedura volta al
ripristino estetico e funzionale della parete addominale.
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DURATA: circa 3
ore.
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ANESTESIA:
prevalentemente generale o epidurale. In taluni casi minori e
selezionati anche in anestesia locale.
-
POST-OPERATORIO: drenaggio per una settimana; compressione per 15 – 20
giorni. Rimozione delle suture fra la 2^ e la 3^ settimana.
Deambulazione immediata. Attività limitata per 15 – 20 giorni,
moderata per altri 20, libera (palestra, etc.) dopo i 40.
POSSIBILI COMPLICANZE:
1)
infezione; 2) sieroma; 3) necrosi cutanea del margine cicatriziale o
della porzione centrale sovrapubica del lembo superiore.
RIMEDI:
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antibioticoterapia;
-
drenaggio;
-
dopo aver favorito la guarigione spontanea,
revisione chirurgica della cicatrice.
PIU'NEL
DETTAGLIO
Esistono almeno 5 modi di affrontare i problemi
dell’ estetica addominale. Tuttavia quello più frequente ed
anche il più impegnativo
viene denominato generalmente addominoplastica. Si tratta di
un intervento che permette di eliminare il mantello cutaneo in
eccesso e di compattare la parete addominale muscolare. Ovvero una
procedura che trova la sua massima indicazione al termine di
importanti perdite di peso. E’ anche possibile “sgrassare”
contestualmente un addome ancora troppo pingue ed in questi casi si
parla di lipoaddominoplastica. Rifacendomi ad una classificazione
descritta dai chirurghi brasiliani Bozola e Psillakis, distinguo 5
tipi diversi di alterazioni estetiche della parete addominale: dal
semplice eccesso adiposo risolvibile con la sola liposuzione, ad un
leggero eccesso di tessuto cutaneo sottombelicale da affrontare con
una limitata resezione sovrapubica, fino al classico addome “5”, nel
quale c’è eccesso di tessuto sia sopra che sottombelicale associato
ad un deficit della parete muscolare e, molto spesso, anche ad un
lipoaccumulo nel contesto del mantello addominale.
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FIG.2
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In questo caso, invero quello che più
frequentemente viene proposto al chirurgo plastico, dopo
aver eseguito un’ incisione arcuata nella regione
sovrapubica, è necessario procedere ad un completo
scollamento dello strato cutaneo adiposo(fig.2) e ad una
plastica dei muscoli sottostanti(fig.3). Infine, prima di
suturare l’ incisione, si farà uscire l'ombelico da una
piccola apertura ricavata nel nuovo mantello e
verrà resecata tutta quella quota di tessuto
sovrapubico che risulterà in eccesso (fig.4).
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FIG.3
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FIG.4
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E’ un intervento che, sebbene non
risolva gli addomi globosi dovuti ad accumulo adiposo
sottomuscolare (frequenti soprattutto nell’ uomo), in tutti
gli altri casi (difetto muscolare e sopramuscolare) riesce a
dare risultati veramente gratificanti. Il prezzo da pagare è
una lunga cicatrice che generalmente decorre da una spina
iliaca all’ altra, ma, considerando che viene eliminato
tutto il tessuto compreso fra l’ ombelico ed il pube
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FIG.5
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(e quindi tutte le smagliature ivi contenute;
mentre quelle sopraombelicali diventano sottombelicali e si vanno a
nascondere sotto lo slip), è facile capire che è inevitabile dover
ricorrere, in fase di riparo
e di compenso, ad una ferita così ampia.
Va detto tuttavia che si tratta di una ferita
che decorre sotto il costume o lo slip e che col tempo tende a
divenire sempre meno visibile,
fino a somigliare ad una vera e propria smagliatura. E’ anche
vero che i problemi generalmente affrontati con l’ addominoplastica,
possono essere risolti solo con l’ addominoplastica.
L’ operazione dura circa tre ore, si svolge in
anestesia generale, anche se, volendo, può essere usata l’ epidurale
o addirittura l’ anestesia
locale associata a sedazione profonda. La degenza è di uno o
due giorni al massimo, ma in qualche raro caso si può usare anche la
via ambulatoriale.
Il costo si aggira sui 6.500- 7000 euro, ma
dipende da dove e da come è eseguito l’ intervento.
E’ anche vero che, come accennato prima,
ci sono casi (“addome 1”), nei quali il problema è causato da
un semplice accumulo adiposo nella parete addominale, senza che si
verifichino necessariamente i cedimenti associati dello stato
muscolare e/o di quello cutaneo. In quest’ evenienza può
essere sufficiente aspirare il grasso in eccesso ed attendere due o
tre mesi che la pelle
si retragga. Il tutto per meno della metà di quanto richiesto per l’
addominoplastica classica e per di più mediante una procedura
completamente ambulatoriale realizzata con l'ausilio della sola
anestesia locale. Esistono pure i casi in cui il problema è
solo cutaneo e di piccola entità (“addome 2”), per cui risulta
indicata una
“MINIADDOMINOPLASTICA” . L’ incisione è meno estesa e lo scollamento
soltanto sottombelicale. Logicamente anche
il costo sarà ridotto (circa 4500 euro) e la procedura sarà
eseguibile ambulatorialmente in anestesia locale.
ANESTESIA:
prevalentemente generale o epidurale. In taluni casi minori e
selezionati anche in anestesia per infiltrazione locale.
POST-OPERATORIO:
al termine dell'intervento vengono posizionati due drenaggi, uno dei quali
viene generalmente rimosso dopo un giorno, appena prima della
dimissione dalla casa di cura. Il secondo
viene generalmente rimosso alla prima medicazione in
studio,ovvero dopo una settimana dall' intervento. La paziente, per
tutte le attività in posizione eretta,
indosserà un indumento elastocompressivo (guaina, collant a
vita alta, etc.), che le farà compagnia per due o tre settimane.
Anche la rimozione delle suture viene eseguita fra la 2^ e la 3^
settimana.
La ripresa della deambulazione
è consigliata a partire dall’ immediato postoperatorio, sebbene l’
attività fisica debba rimanere limitata per
15 – 20 giorni e
moderata per altri 20. Sarà data la libertà a qualsiasi movimento ed
a qualsiasi carico (palestra, sport,etc.) soltanto dopo i 40 – 50 giorni dall’ intervento.
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l' infezione è un'evenienza da prevedere in
qualsiasi manovra chirurgica, sebbene una condotta corretta ed un'
efficace profilassi antibiotica ne fanno ormai un evento abbastanza
raro;
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il sieroma è invece abbastanza frequente e
deriva dall' ampio scollamento eseguito nel corso dell' intervento.
L'applicazione di particolari suture e/o l' uso di specifiche colle
biologiche ne hanno ridotto l' incidenza;
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la necrosi cutanea del margine cicatriziale
o della porzione sovrapubica del lembo superiore è la complicanza
più seria che possa verificarsi. Dipende direttamente da un'
insufficiente irrorazione della porzione più “distante” del lembo
addominale che viene scollato. Questa parte di tessuto, proprio a
causa dello scollamento dallo strato muscolare sottostante, perde il
supporto nutrizionale profondo e deve sopravvivere grazie alla sola
rete vascolare superficiale. In tutti quei casi in cui tale rete
vascolare non risulta adeguata (fumo di tabacco, diabete, altre
patologie che riducono la capacità circolatoria di superficie, etc)
è facile che la porzione più periferica del tessuto scollato
(porzione sovrapubica) possa soffrire fino ad arrivare ad una vera e
propria necrosi. Il lembo necrotico viene eliminato spontaneamente
dando luogo ad un' ulcera, che, gradualmente, viene sostituita da
tessuto cicatriziale. Il processo cicatriziale comporta una forte
retrazione dei margini dell'ulcera per cui, a guarigione avvenuta,
il danno estetico è molto meno grave di quanto ci si sarebbe potuti
aspettare e, soprattutto, si tratta di un problema generalmente
emendabile con una correzione chirurgica in anestesia locale. Nei
casi più gravi risulterà alterata
la morfologia cicatriziale definitiva, ma comunque si
tratterà sempre di inestetismi facilmente celati da
un comune indumento intimo.
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antibioticoterapia;
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drenaggio;
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dopo aver favorito la guarigione spontanea,
revisione chirurgica
della cicatrice.
Prima
Dopo
 
 
 
 
 
 
 
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